Tutto in una mangiatoia
Dal Vangelo dell’Apostolo Luca, capitolo 2, versi 6 e 7: “Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.”
Oggi, 25 dicembre, questi versi dovrebbero echeggiare nelle vite di quanti hanno festeggiato il Natale. Ma troppi libi sono rimasti chiusi. Pagine troppo pesanti per la coscienza di ogni uomo che resta ignorante (nel senso che non conosce) sul favore della Grazia di Dio. Un favore che non può essere solo visto come l’esaudimento di una richiesta, bensì come il motivo vero che sta alla base della vita.
Stamattina, mentre partecipavo al Culto del Signore mi è salita in cuore un’immagine nota. Una scena, vista e rivista, che ha perso il uso significato vero: Gesù posato in una mangiatoia.
Sentivo che lo Spirito Santo mi spingeva a veder la cosa da un’altro punto di vista, lontano dalla falsa scena presepiale, vicino alla realtà Biblica.
Un’immagine nota, fin troppo nota, che mi ha tenuto nascosto una dura, forte verità: una mangiatoia.
Sul De Mauro è scritto così: “grosso cassone dentro il quale si mette il foraggio per gli animali“. Il pezzo di una stalla. Un attrezzo destinato agli animali. In verità, oggi ce ne sono anche di belle e tecnologiche, ma allora non credo.
E’ vero Maria lo fasciò. E’ vero che lo coricò. Ma è vero, ugualmente, che pose Cristo in un grosso cassone dentro il quale si mette il foraggio per gli animali. Il Re dei Re in una mangiatoia. La verità dura da accettare è proprio la mangiatoia. Non riesco a vederla come una cosa positiva. L’immagine finta del bambinello, della paglia, del supporto comodo di legno ci allontana dal messaggio della Parola di Dio. Gesù posato in una mangiatoia è duro da accettare. Un giaciglio non adatto, forse sporco scelto per il Re dei Re. Da questa immagine familiare e falsa nasce una necessità profonda ed un prezioso insegnamento per le anime nostre: c’è un luogo sporco preparato per Cristo. C’è una posto dove mangiano gli animali che attente il Salvatore. C’è un posto di poco valore nella cultura dell’accoglienza che è destinato a Gesù.
E’ il mio cuore senza la sua Grazia.
In un altro passo e un altro Apostolo, Giovanni, ci racconta di un discorso che Gesù ebbe con uno dei capi dei Giudei, Nicodemo. Una notte, questo anziano signore, si recò dal Maestro di nascosto e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui ».
Mentre il giudeo affermava di riconoscere Gesù come inviato dal Padre, il nostro Signore rispose alla domanda inespressa, alla domanda segreta. Rispose a quella domanda che produce dolore. Una semplice domanda che scuote l’anima fino a spezzarla. «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». La risposta di Nicodemo fu naturale, innocente se vogliamo. Plausibile. «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?»… Il discorso continua nelle vostre Bibbie.
Gesù è fin troppo chiaro: bisogna nascere di nuovo. Ma come ogni insegnamento che il nostro Maestro ci ha lasciato, anche questo, ci viene rivelato e spiegato nel dettaglio attraverso le pagine che raccontano delle Sue opere: il suo Vangelo.
Ma cosa vuol dire il Signore con l’espressione “nascere di nuovo”?
Certo, Gesù, non si riferisce come Nicodemo al rientro nel gremdo di sua madre, bensì si riferisce ad una nascita diversa: una nascita spirituale. Una nascita di acqua e Spirito, ma per questo è necessario conoscere il proprio stato. Ancora di più: riconsocere il proprio stato.
E qual’è il nostro stato?
La Bibbia ce lo mostra in più parti, ma sempre con la stessa base: per nascere di nuovo dobbiamo riconoscerci peccatori. E’ necessario riuscire a vedere la Bellezza di Cristo contrapposta alla nostra deforme e terribile posa di indegni. Abbiamo peccato tutti. Non c’è chi più o chi meno. L’apostolo Paolo dirà nella sua Epistola ai Romani: “Tutti hanno peccato”. Non ce ne rendevamo conto, ma Cristo già ci amava. Tutti. Dobbiamo nascere di nuovo per entrare nel regno di Dio può essere parafrasato così: “Dobbiamo riconoscerci peccatori e indegni per entrare nel suo Regno”. Ma, come ogni cosa che riguarda Gesù c’è una doppia parte, la Sua parte che è la maggiore ed è stabile e la nostra parte: instabile, traballante…
E’ vero: Gesù per grazia ci farà nascere di nuovo, ci sosterrà in questo ma ci chiede di riconoscerci peccatori. Ci invita a considerare la sua Bellezza, la Completezza del suo Amore, il Padre Suo. Nella sua bontà ci mostra solo il Suo Bello che è molto maggiore della nostra totale bruttezza e ci rende partecipi di alte realtà che se non fosse per la sua Grazia non ci apparterrebbero. E’ il beneficio della sua bellezza che copre la nostra deformità. Il potere del Suo prezioso Sangue nasconde ai suoi occhi i nostri peccati e ci lava dai nostri errori, dalle nostre visioni personali, dalle nostre concupiscienze carnali. Ma Gesù va oltre e ci parla di Salvezza nel suo nome.
Negli Atti degli Apostoli è detto senz’ombra di dubbio “non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati”.
Ma cosa è Salvezza?
Salvezza è estraneità: al peccato in modo totale, qualsiasi forma egli abbia.
Salvezza è visione migliore: perchè guardando alle cose di lassù non può che essere così.
Salvezza è dono: ricevuto non per merito. Per Grazia
Salvezza è miracolo: Nella mia vita il più grande
Salvezza è appartenenza: ad un corpo migliore: la chiesa
Salvezza è richiesta: esaudita
Io mi sono riconosciuto peccatore, ho chiesto a Gesù di essere salvato, l’ho desiderato, ho pregato. Il suo amore mi ha fatto sentire estraneo a me stesso. Io stesso ero peccato. Egli mi ha liberato e mi ha mostrato, nella libertà, la sua Bellezza: magnifica visione. Questo dono che si riceve per Grazia e non per merito è la cosa più preziosa che abbia mai ricevuto. E’ scritto in Romani “il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore“. Potrei riceverne uno maggiore? Se non fosse per un miracolo, pensi che oggi stessi scrivendo queste cose? Oggi sò di appartenere al popolo che “Cristo Gesù si sta purificando”. (cfr Tito 2:14) e sò, certamente, che qualunque cosa Gli chiedo, l’avrò nel nome Suo. Io gli ho chiesto di salvarmi dal peccato. Egli m’ha esaudito.
Non è un sogno, non è nemmeno una visione, è un’espressione della Sua Bellezza