Dandosi per un qualcosa di grande… (Atti 8:9)

26 Marzo 2008

Ecco la storia di un impostore. Un brutto personaggio che troviamo negli Atti degli Apostoli. Simon Mago. “…in fiele amaro e in legami di iniquità” ecco le parole che usa l’apostolo Pietro (versione Luzzi) per descriverlo. Una brutta persona. Eppure, senza Cristo, senza la sua predicazione, erano molti quelli che stupivano per la sua magia, ma sarebbe meglio dire “inganno”.
I cuori dei samaritani, prima di credere all’Evangelo e senza mai aver ascolato il nome di Gesù era stato ‘rapito’ dal Mago; gli davano ascolto, chiamavano la sua ‘arte’ “potenza di Dio”, “la Grande”. Il velo d’ombra copriva gli occhi di quelli di Samaria. Ma, il Vangelo di Gesù, la vera “potenza di Dio” (Romani 1:16) aveva liberato lo sguardo. Ora avevano una vista chiara, una visuale ampia sulla verità. Filippo aveva annunziato loro “la buona novella relativa al Regno di Dio e al nome di Gesù Cristo”.
I miracoli furono tanti, gli spiriti immondi venivano cacciati, gli zoppi e i ciechi guariti. Molti furono battezzati: uomini, donne e anche il Mago. Poi, con Pietro e Giovanni anche in Samaria si fondò una comunità “Pentecostale” (vennero battezzati nello Spirito Santo - cfr Atti 8:17). Ma la spinta di questo post è racchiusa in un altro verso: “Quel che fa ricchi è la benedizione dell’Eterno…” (Proverbi 10:22).

Ecco, quel che fa ricchi. cioè quel che da ricchezza, volendo usare termini di oggi potenza d’acquisto.
Bene, il Mago, voleva acquistare “il dono di Dio”. L’apostolo Pietro non fa sconti: “Tu, in questo, non hai parte nè sorte alcuna”. Ecco non hai niente a che fare con il Dono Dio perchè “il tuo cuore non è retto davanti a Dio”…
Che bello!, ora so come acquistare il dono di Dio, come essere veramente ricco: devo cercare la benedizione dall’Eterno.

Prego per me e per te che il Signore ci benedica, ho tanta voglia di essere uno ricco!
A Gesù sia la Gloria!


Yes we can!

23 Febbraio 2008

Voterei Obama solo per lo slogan: Yes we can! Possiamo.
Però mi fa pura il singolare: posso.

Oggi un amico me lo ha detto. E poi me lo ha detto ancora una volta. Poi me lo ha ridetto. Quel “io posso”, nonostante possa parere, ad una prima analisi, un buon punto di partenza mi lascia freddo. Lontano. Non mi piace. Puoi cosa? Io, chi?
La voglia di riscatto e la mira espansionistica di ognuno di noi è certamente una cosa positiva che nella maggior parte dei casi è fondamento di tanti successi ma, dall’altro lato, rappresenta l’istantenea del fallimento. Gesù è il fondamento: questa è la verità centrale del successo in ognuno di noi. Ragionare attorno a questo fondamento ti permette di guadagnare rispetto alla vita. I tanti piccoli, costanti e presenti ostacoli della vita stessa, così come l’attrito dello scorrere del tempo che frena il tuo avanzare diventano motivo di crescita.
Quando impari a fondarti su Gesù, scopri il piacere del successo profondo. Non t’importa di dire “Yes we can” o peggio “Yes I can”. T’importa dire Yes He can. L’insegnamento di Gesù e la correzione attraverso la Parola di Dio si spandono come collante. La cosa bella, se non riuscissi a spiegarlo bene la sintetizzo così. “Ho sempre creduto che ce la facessi. Poi ho scoperto che non era così. Ora sono libero di sapere che non ce la faccio. Ora so che con Gesù io posso”. Ecco il concetto chiaro e semplice.
Tu che leggi fermati un attimo. Ripensa a te stesso. Prima di ripartire sappi che ora sei davanti a un bivio: da una parte “puoi”, dall’altra “non puoi”. Scegli bene. Scegli in libertà.


Il posto buono…

18 Febbraio 2008

Non c’è altro posto da desiderare oltre il seno di Gesù dove poggiare il capo…
Eppure… oggi ho perso. Ancora. Sì io ho perso. Ma Colui in cui credo non è come me.
La logica vorrebbe che non andassi. Ma nel suo amore sarò accettato. Il mio Signore si chiama Gesù!


Salmo 61

22 Gennaio 2008

conducimi tu alla ròcca ch’è troppo alta per me…
così loderò il tuo nome per sempre,
e adempirò ogni giorno le promesse che ti ho fato


Giovanni 14:1

13 Gennaio 2008

L’ordine è chiaro. Preciso. Senza alcun dubbio. Gesù ordina al nostro cuore di non essere turbato. Purtroppo, non riusciamo ad uddidire. L’ordine non è attivo, è un ordine in forma passiva. Il Signore ci ordina di non essere, non essere turbati. Quale vittoria può provare il cuore che, “provato”, non si turba? Quale pienezza d’amore deve “provare” un cuore che non si turba? La vittoria che solo in Gesù si ha.

Gli altri, il mondo, quelli che non possono averlo perchè non lo conoscono, hanno un concetto strano di quello che Gesù realizza nel segreto del cuore. Qualche volta provano a dare forma ad un concetto di cui hanno solo sentito parlare, altre volte (preghiamo per loro) la sfaldata-religione-umana ha steso su di loro un velo d’ombra nera. E non riesci a vedere. Peggio, non riesci a sapere che l’ordine di Gesù è chiaro: il vostro cuore non sia turbato. E allo stesso modo si può dire non avere paura, mai! Te lo dice Gesù.
“Non temere…. Io ho vinto il mondo”

Grazie Gesù!


Kikuyu vs Luo

10 Gennaio 2008

…nel frattempo si muore di fiamme. Ma lo so: cantavano forte. “…pregando, cantavano inni a Dio” (Atti 16:25).

I kikuyu non erano in carcere, lo so. I kikuyu pregavano Dio nel nome di Gesù, lo so.


La Maggioranza

3 Gennaio 2008

«Siamo sotto l’autorità di Cristo. Egli ci ha dato la sua potenza se… ravviviamo il dono che è in noi*.
Dio può usare solo un credente nel quale vi è la certezza che: un solo cristiano, insieme a Dio, fanno la maggioranza!»

Ecco il dono di Dio per noi: “il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Lettera di Paolo ai Romani 6:23)


Tutto in una mangiatoia

25 Dicembre 2007

Dal Vangelo dell’Apostolo Luca, capitolo 2, versi 6 e 7: Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.”

Oggi, 25 dicembre, questi versi dovrebbero echeggiare nelle vite di quanti hanno festeggiato il Natale. Ma troppi libi sono rimasti chiusi. Pagine troppo pesanti per la coscienza di ogni uomo che resta ignorante (nel senso che non conosce) sul favore della Grazia di Dio. Un favore che non può essere solo visto come l’esaudimento di una richiesta, bensì come il motivo vero che sta alla base della vita.

Stamattina, mentre partecipavo al Culto del Signore mi è salita in cuore un’immagine nota. Una scena, vista e rivista, che ha perso il uso significato vero: Gesù posato in una mangiatoia.
Sentivo che lo Spirito Santo mi spingeva a veder la cosa da un’altro punto di vista, lontano dalla falsa scena presepiale, vicino alla realtà Biblica.
Un’immagine nota, fin troppo nota, che mi ha tenuto nascosto una dura, forte verità: una mangiatoia.
Sul De Mauro è scritto così: “grosso cassone dentro il quale si mette il foraggio per gli animali“. Il pezzo di una stalla. Un attrezzo destinato agli animali. In verità, oggi ce ne sono anche di belle e tecnologiche, ma allora non credo.
E’ vero Maria lo fasciò. E’ vero che lo coricò. Ma è vero, ugualmente, che pose Cristo in un grosso cassone dentro il quale si mette il foraggio per gli animali. Il Re dei Re in una mangiatoia. La verità dura da accettare è proprio la mangiatoia. Non riesco a vederla come una cosa positiva. L’immagine finta del bambinello, della paglia, del supporto comodo di legno ci allontana dal messaggio della Parola di Dio. Gesù posato in una mangiatoia è duro da accettare. Un giaciglio non adatto, forse sporco scelto per il Re dei Re. Da questa immagine familiare e falsa nasce una necessità profonda ed un prezioso insegnamento per le anime nostre: c’è un luogo sporco preparato per Cristo. C’è una posto dove mangiano gli animali che attente il Salvatore. C’è un posto di poco valore nella cultura dell’accoglienza che è destinato a Gesù.
E’ il mio cuore senza la sua Grazia.

In un altro passo e un altro Apostolo, Giovanni, ci racconta di un discorso che Gesù ebbe con uno dei capi dei Giudei, Nicodemo. Una notte, questo anziano signore, si recò dal Maestro di nascosto e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui ».
Mentre il giudeo affermava di riconoscere Gesù come inviato dal Padre, il nostro Signore rispose alla domanda inespressa, alla domanda segreta. Rispose a quella domanda che produce dolore. Una semplice domanda che scuote l’anima fino a spezzarla. «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». La risposta di Nicodemo fu naturale, innocente se vogliamo. Plausibile. «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?»… Il discorso continua nelle vostre Bibbie.

Gesù è fin troppo chiaro: bisogna nascere di nuovo. Ma come ogni insegnamento che il nostro Maestro ci ha lasciato, anche questo, ci viene rivelato e spiegato nel dettaglio attraverso le pagine che raccontano delle Sue opere: il suo Vangelo.

Ma cosa vuol dire il Signore con l’espressione “nascere di nuovo”?
Certo, Gesù, non si riferisce come Nicodemo al rientro nel gremdo di sua madre, bensì si riferisce ad una nascita diversa: una nascita spirituale. Una nascita di acqua e Spirito, ma per questo è necessario conoscere il proprio stato. Ancora di più: riconsocere il proprio stato.
E qual’è il nostro stato?
La Bibbia ce lo mostra in più parti, ma sempre con la stessa base: per nascere di nuovo dobbiamo riconoscerci peccatori. E’ necessario riuscire a vedere la Bellezza di Cristo contrapposta alla nostra deforme e terribile posa di indegni. Abbiamo peccato tutti. Non c’è chi più o chi meno. L’apostolo Paolo dirà nella sua Epistola ai Romani: “Tutti hanno peccato”. Non ce ne rendevamo conto, ma Cristo già ci amava. Tutti. Dobbiamo nascere di nuovo per entrare nel regno di Dio può essere parafrasato così: “Dobbiamo riconoscerci peccatori e indegni per entrare nel suo Regno”. Ma, come ogni cosa che riguarda Gesù c’è una doppia parte, la Sua parte che è la maggiore ed è stabile e la nostra parte: instabile, traballante…

E’ vero: Gesù per grazia ci farà nascere di nuovo, ci sosterrà in questo ma ci chiede di riconoscerci peccatori. Ci invita a considerare la sua Bellezza, la Completezza del suo Amore, il Padre Suo. Nella sua bontà ci mostra solo il Suo Bello che è molto maggiore della nostra totale bruttezza e ci rende partecipi di alte realtà che se non fosse per la sua Grazia non ci apparterrebbero. E’ il beneficio della sua bellezza che copre la nostra deformità. Il potere del Suo prezioso Sangue nasconde ai suoi occhi i nostri peccati e ci lava dai nostri errori, dalle nostre visioni personali, dalle nostre concupiscienze carnali. Ma Gesù va oltre e ci parla di Salvezza nel suo nome.
Negli Atti degli Apostoli è detto senz’ombra di dubbio “non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati”.

Ma cosa è Salvezza?
Salvezza è estraneità: al peccato in modo totale, qualsiasi forma egli abbia.
Salvezza è visione migliore: perchè guardando alle cose di lassù non può che essere così.
Salvezza è dono: ricevuto non per merito. Per Grazia
Salvezza è miracolo: Nella mia vita il più grande
Salvezza è appartenenza: ad un corpo migliore: la chiesa
Salvezza è richiesta: esaudita

Io mi sono riconosciuto peccatore, ho chiesto a Gesù di essere salvato, l’ho desiderato, ho pregato. Il suo amore mi ha fatto sentire estraneo a me stesso. Io stesso ero peccato. Egli mi ha liberato e mi ha mostrato, nella libertà, la sua Bellezza: magnifica visione. Questo dono che si riceve per Grazia e non per merito è la cosa più preziosa che abbia mai ricevuto. E’ scritto in Romani “il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore“. Potrei riceverne uno maggiore? Se non fosse per un miracolo, pensi che oggi stessi scrivendo queste cose? Oggi sò di appartenere al popolo che “Cristo Gesù si sta purificando”. (cfr Tito 2:14) e sò, certamente, che qualunque cosa Gli chiedo, l’avrò nel nome Suo. Io gli ho chiesto di salvarmi dal peccato. Egli m’ha esaudito.

Non è un sogno, non è nemmeno una visione, è un’espressione della Sua Bellezza


Non lo sappiamo (Mc11:33)

17 Maggio 2007

Erano sacerdoti, scribi, anziani eppure risposero “Non lo sappiamo”. Erano uomini religiosi, studiavano le scritture, vivevano nel tempio, eppure risposero “Non lo sappiamo”.
Erano uomini fortunati, avevano tra di loro Gesù, il Salvatore del mondo, ma non lo riconobbero, gli risposero “Non lo sappiamo”.
Accecati dalla conoscenza terrena non seppero chiedere appello al Cielo, risposero “Non lo sappiamo”.
Erano sacerdoti, scribi, uomini religiosi, insegnavano nel tempio, offrivano il sacrificio, ma avevano un “odore di morte”. Il loro cuore era semplicemente umano. Era chiuso.
Avevano parole che lasciavano intatto il silenzio. Pronunciavano parole senza rumore.
E mentre gli uomini importanti del Tempio, quelli ben visti dalla società, quelli inseriti, per usare termini del nostro comune dire, rispondevano “Non lo sappiamo”, più avanti, un semplice pescatore di Galilea rispose al Maestro “Signore, tu sai ogni cosa” (Gv 21:17).

“Signore, tu sai ogni cosa”: ecco il segreto della vera conoscenza.
La conoscenza di tutte le cose sta in Gesù. L’apostolo Pietro, proprio all’inizio della sua seconda epistola ci indirizza chiaramente a ricercare la vera conoscenza: “grazia e pace vi siano moltiplicate nella conoscenza di Dio e di Gesù”.
L’Apostolo parla chiaro: è nella conoscenza di Dio che ci viene mostrata la sua Maestà.